No. 56  29 maggio - 4 giugno 2002

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Niente!

    Un aneddoto di altri tempi presenta in questo modo il dialogo tra due persone che casualmente s’incontrano per strada:


– Che fai di bello?


– Niente!


– In che azienda?


Se sostituiamo nell’ultima battuta “In che azienda?” con “In che paese?” possiamo riattualizzare il dialogo, che però perde il suo carattere di aneddoto. Questo perché la Romania è il paese dove i più non fanno nulla. Quando dico che non fanno nulla, non mi riferisco a una particolare attività, bensì a una condizione generale. Avrete osservato che quando chiediamo a dei nostri amici “Che fai di bello?”, rispondono “Niente!”. Avrete osservato che “Niente!” è la prima parola che ci spunta sulle labbra, quando qualcuno ci rivolge questa domanda? Certo, forse non c’è nulla di spettacolare in tutto ciò, poiché la domanda è formale, logorata dall’uso e priva di contenuto, ma la realtà è un’altra.


La risposta formale a questa domanda formale in romeno dovrebbe essere “Bene”. Lo scambio classico di repliche in romeno dovrebbe essere “Ce mai faci? – Bine”, ma “Bene” è scomparso, non riusciamo più a dirlo. Per contro i milioni di “Niente!” di questo paese hanno un chiaro significato. Significano che, in un momento della nostra esistenza, in un luogo, in una particolare situazione, ci siamo bloccati. Significa che tutto quanto accade attorno a noi (vicino e lontano) non ci fa più effetto. Il potere si agita, l’opposizione si agita, la stampa si agita, gli organismi internazionali si agitano, siamo bombardati da dichiarazioni, da statistiche, da lodi, da critiche, da rivelazioni, da promesse, da impegni, da feste, da festival ecc. ecc., ma anche se la nostra vita pare convulsa, in realtà, a noi non accade niente. E questa è la situazione più pericolosa, sia per un individuo, sia per un paese. Nell’ultimo decennio ci siamo mossi quando in avanti, quando a ritroso, ma qualcosa è accaduto. Ora non succede più nulla. Prima si diceva che ci siamo bloccati in una particolare situazione. Purtroppo, visto che la maggioranza di noi non ha conosciuto il “benessere”, vuol dire che ci siamo bloccati nel “malessere”. Non conta se si tratta di un “male “ minore (va “così e così), di uno grosso (va malissimo), di uno relativo (va peggio di prima), di uno determinato (peggio di uno o due anni fa) o di uno assoluto (peggio di così si muore). Conta che non va bene. E quando questa assenza di bene è accompagnata dall’assenza di speranza e fiducia, allora tutto diventa molto preoccupante. Che fare per uscire da questa situazione? Noi, molti e impietriti, nulla. Altri, invece, sarebbero obbligati a fare parecchie cose, ma non sembrano esserne coscienti.


Florin Boieru


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