No. 139  24-30 marzo 2004

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La guerra dei dossier

    Per la classe politica romena, i temi di discussione in questo anno elettorale non sono, come sarebbe normale, collegati alle proposte alternative riguardanti questioni economiche, fiscali o sociali. No. La lotta elettorale si svolge esclusivamente attorno al tema della corruzione, con il disperato tentativo di maggioranza ed opposizione di dimostrare agli elettori chi è, da questo punto di vista, più “pulito” e chi più “sporco”. Il là è stato dato dall’opposizione, che dopo avere analizzato attentamente il materiale pubblicato dai mass-media ha chiesto alla Procura Nazionale Anticorruzione (PNA) delle indagini sugli attuali governanti. Dopo un periodo di silenzio, la maggioranza ha risposto, la scorsa settimana, con una richiesta simile (e di una durezza senza precedenti), ma inerente alla vecchia colazione di governo. La PNA ha dovuto arbitrare questa vera guerra dei dossier sulla corruzione. Per quanto riguarda l’opinione pubblica, questa ha ricevuto la conferma (inutile, del resto) che tutti i governi romeni, a prescindere dal loro colore, sono stati ugualmente corrotti.

Contrattacco del PSD

I liberali ed i democratici da parecchio tempo sono impegnati a riprendere dai giornali le accuse di corruzione rivolte ad alcuni rappresentanti del PSD e a trasformarle in polemiche politiche. Si tratta di un’operazione sostenuta indirettamente anche attraverso le critiche indirizzate alla Romania, inerenti sempre alla corruzione, da parte delle istituzioni europee.

L’iniziativa ha prodotto dei risultati soprattutto nella seconda metà dello scorso anno, quando l’Opposizione ha registrato sul proprio “ conto” le dimissioni dei ministri Puwak, Beuran e Mihailescu, sebbene, in realtà, il merito della “demolizione” dei politici in questione è stato solo della stampa. Più recentemente, i liberali ed i democratici, sempre riprendendo dei servizi giornalistici, hanno chiesto alla PNA di intervenire in merito a tre grossi scandali in cui sono implicati membri del PSD: lo scandalo della costruzione di alcune ville a Predeal, quello della RAFO Darmanesti e la vicenda che vede coinvolto il presidente del Consiglio Provinciale di Prahova. Si è giunti al punto che ogni inchiesta giornalistica su qualche membro del PSD viene trasformata, il giorno successivo, in una dichiarazione politica dell’opposizione e in una denuncia rivolta alla PNA. La scorsa settimana, però, è arrivata una sorpresa. Il PSD, senza contestare le accuse pubblicate dai giornali, ha chiesto alla PNA di avviare delle indagini su alcuni rappresentanti di spicco democratici e liberali, e cioè Calin Popescu Tariceanu, Valeriu Stoica, Aristotel Cancescu, Ioan Ghise e Nicolae Vlad Popa per il PNL, e Radu Berceanu per il PD. Secondo il PSD, Valeriu Stoica deve chiarire dove siano spariti centinaia di incartamenti relativi a casi di adozioni realizzate tra il 1997 ed il 2000. “Valeriu Stoica dovrebbe dichiarare pubblicamente quale fu la destinazione di questi bambini adottati e spiegare il motivo, assai sospetto, per il quale i loro nomi non appaino più in nessun tipo di archivio”, si spiega in un comunicato stampa trasmesso venerdì dal partito di governo. Inoltre, il PSD chiede alla PNA di ottenere dal vicepresidente del PD, Radu Berceanu, “dei chiarimenti sul maggiore scandalo del Governo CDR, e cioè la vicenda Sun Oil”. “Centinaia di miliardi di lei e svariati favori offerti ai leader della Convenzione Democratica Romena (la principale forza politica al governo tra il 1997 ed il 2000) hanno rappresentato la posta in gioco in questo scandalo che ha gravemente danneggiato la raffineria Petrobrazi-Ploiesti”, si scrive nello stesso comunicato. Per quanto riguarda Calin Popescu Tariceanu, chiamato dal Governo il “barone della Citroën”, si chiede alla PNA di indagare sul modo in cui, quando era ministro dell’Industria e del Commercio, 570 Citroën sono state acquistate da RomTelecom e Petrom. “La stampa ha riempito decine di pagine, segnalando questa strana coincidenza e formulando addirittura a precise accuse di corruzione, a cui il signor Tariceanu non si è degnato di rispondere”, accusa il PSD. Inoltre, il PSD è allarmato “dall’accaparramento della provincia di Brasov da parte dell’oligarchia liberale” formata da “baroni” come Aristotel Cancescu – presidente del Consiglio Provinciale, Ioan Ghise – sindaco e il senatore Nicolae Vlad Popa – presidente del PNL di Brasov. “I baroni del PNL di questa provincia si crogiolano, come dimostrato dalla stampa, in ville enormi, comprano centinaia di ettari di terreno nella speranza di rivenderli a prezzi gonfiati, spendono miliardi di lei dei contribuenti in trasferte all’estero, organizzano gare d’appalto vinte sempre da protetti del PNL e addirittura in alcuni casi evitano ogni procedura d’asta”, si afferma nel comunicato del PSD, dove nei vari casi di corruzione segnalati si menziona anche il senatore liberale di Suceava, Gheorghe Flutur, ed il deputato di Vrancea, Nini Sapunaru, ex capo della Direzione Generale delle Dogane.

In fine, un altro capitolo è “dedicato” esclusivamente al presidente del PNL, Theodor Stolojan. Definito il “barone di Predeal”, i socialdemocratici lo accusano di avere consentito, quando era premier, che fossero investiti 16 milioni di dollari in una ditta di cui suo figlio era azionista. “Non serve precisare che nemmeno oggi lo stato romeno ha recuperato questo danno e che i colpevoli non sono stati indagati. Nello stesso periodo il leader del PNL si è costruito un albergo a Predeal ed ha acquistato un lussuoso appartamento a Bucarest, nel viale Dacia, probabilmente perché non gli piaceva più abitare in Drumul Taberei”, prosegue il comunicato. I socialdemocratici, però, non chiedono l’intervento della PNA nei confronti di Stolojan, poiché a loro avviso “sarà l’opinione pubblica a giudicare queste vicende”.

Il PD ha problemi di logica

La reazione dell’opposizione ha dimostrato una certa sorpresa. Colti alla sprovvista dal contrattacco del PSD, i leader liberali e democratici hanno ribattuto con degli argomenti poco convincenti, lanciando accuse nel mucchio e minacciando come al solito di piangere sulle spalle… dell’Europa. In un comunicato ufficiale, il PD ha affermato che la PNA è utilizzata dal PSD come “uno strumento di lotta politica ed elettorale “ contro i suoi avversari politici. Affermazione interessante, visto che la stessa PNA era invitata dai leader dell’Opposizione a indagare sui membri del PSD. Probabilmente, secondo il PD, la PNA è un’istituzione indipendente quando indaga sul PSD, ma “uno strumento di lotta politica ed elettorale” quando si occupa di PNL e democratici. Rispetto alle accuse formulate contro il deputato del PD Radu Berceanu, il partito precisa che tra il 1999 ed il 2000, quando l’incartamento inerente alla Sun Oil era sottoposto a verifiche, Berceanu si è messo a disposizione della procura generale spontaneamente, poi il fascicolo è stato archiviato senza muovere alcuna accusa nei confronti del leader democratico. In sostanza, secondo il PD, tra il 1997 ed il 2000, quando si è trovato al governo, la Procura Generale era una struttura totalmente indipendente, non sottoposta a influenze politiche e per questo ha assolto da ogni accusa Radu Berceanu. Evidentemente, la realtà è un’altra e le attuali dichiarazioni del PD sono pura demagogia.

Il PNL si lamenta con… l’Europa

I liberali hanno dimostrato di essere ancor più “rivoltati” dall’azione del PSD, tant’è che hanno annunciato con comunicato di volere informare “le autorità europee e l’opinione pubblica degli stati membri dell’Unione Europea” in merito al “grave allontanamento dalle regole della democrazia compiuto quotidianamente dal partito di governo durante il suo mandato”. Riguardo alle accuse del documento del PSD, i liberali hanno precisato che la Romtelecom e la SNP hanno acquistato le auto Citroën dopo la chiusura del mandato del ministro liberale. “Durante il mandato ministeriale di Calin Popescu Tariceanu, nessuna istituzione dello stato ha acquistato autovetture Citroën”, spiegano i liberali. Per quanto concerne le accuse a Theodor Stolojan, questo ha precisato che si tratta “di sistemi di attacco elettorale usati anche in passato” e a cui egli ha già risposto. “Si tratta di un’azione tipica dei ladri che gridano «al ladro»; un vergognoso tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai gravi casi di corruzione che hanno per protagonisti i leader del partito di governo”. In merito agli attacchi da parte del partito di maggioranza, i liberali credono che, nel più vergognoso modo possibile il PSD riapre dei temi chiusi da molto, riprendendo delle accuse infirmate dagli organi giudiziari in tutte le occasioni in cui sono state formulate”. Il PNL comunica al PSD che “non si lascerà intimidire da questo delirium tremens” e che continuerà a segnalare gli abusi e la corruzione dei socialdemocratici alle istituzioni europee. “L’attuale maggioranza merita di finire ai margini della politica romena poiché, a causa dei suoi gesti, spinge la Romania sempre più verso la periferia dell’Europa”, hanno affermato i liberali con una rabbia – percepibile tra le righe – difficilmente controllabile. Da rilevare che sia liberali, sia democratici, fanno riferimenti a vecchi casi, che “gli organi di giustizia” avrebbero chiarito a suo tempo. Quando? Quando i due partiti si trovavano al potere e controllavano la Giustizia esattamente come fa oggi il PSD.

Uno spettacolo vergognoso

È difficile valutare in che modo questa disputa possa convincere l’opinione pubblica della correttezza o delle buone intenzioni di una parte o dell’altra. Una cosa è certa: la riapertura di vecchi incartamenti su casi di corruzione in cui sono stati implicati ex governanti, assieme alle nuove rivelazioni che vedono protagonisti l’attuale partito al potere, ci conferma che, come detto in apertura, in Romania hanno rubato e truffato tutti i governi, a prescindere dal loro colore politico. Di conseguenza, la “guerra dei dossier” non è altro che uno spettacolo vergognoso offerto da sedicenti statisti che, normalmente, non dovrebbero occupare la scena politica romena.

Paul Musat


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