No. 111  3-9 settembre 2003

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Le guerre ed i calcoli di Traian Basescu

    Sin dalla sua elezione a capo del Partito Democratico (PD), Traian Basescu, anche sindaco generale di Bucarest, si è trovato in un continuo conflitto con il Partito Sociale Democratico (PSD), la formazione al governo del paese. Fino ad oggi, i principali obiettivi di Basescu erano stati il premier Adrian Nastase (più qualche ministro) e i sindaci di settore di Bucarest, tutti appartenenti al PSD. Il capo dello stato Iliescu, invece, era immune dalle violente esternazioni verbali del leader del PD. All’inizio di agosto, però, qualcosa ha spinto Basescu a dichiarare guerra totale al PSD, una guerra combattuta con tutte le armi possibili, in primo luogo con un linguaggio duro e con numerose accuse di corruzione. Per essere chiari, questa volta la furia di Basescu non ha evitato di abbattersi sul presidente Iliescu, di cui il PD chiede addirittura la sospensione dalla carica occupata, fatto senza precedenti nella politica romena.

La scintilla…

… che ha riacceso violentemente la disputa Basescu-PSD è partita dalla Procura Nazionale Anticorruzione (PNA) che, all’inizio di agosto, ha inquisito Basescu in relazione alla vicenda Petromin-Klavenees, nota anche come dossier “Flotta marittima”. Il caso risale ai tempi in cui l’attuale sindaco di Bucarest guidava il Ministero dei Trasporti, prima come sottosegretario e poi come ministro, periodo che coincide con la “scomparsa” da parte della flotta romena, o per meglio dire con la sua alienazione a condizioni e prezzi che non hanno portato allo stato romeno nessun guadagno. Secondo la PNA, Basescu è colpevole di abusi in servizio, dilapidazione, falso in atti pubblici e falso materiale.

Le indagini…

… riguardanti la cessione della flotta commerciale romena non riguardano solo Traian Basescu. Nel mirino degli inquirenti vi sono decine di personaggi con diverse responsabilità. Tre sono gli ex ministri indagati, due dei quali erano al potere quando l’attuale PSD si trovava al governo. Tutti hanno dichiarato alla stampa la propria innocenza, il solo che ha avuto una reazione violenta è stato Traian Basescu.

Curiosamente…

… però, l’intensità della reazione di Basescu non è stata subito elevata, ma è cresciuta con il passare dei giorni, probabilmente a seguito di alcuni precisi calcoli politici su cui torneremo. Inizialmente, dopo essere stato convocato alla PNA, Basescu ha dichiarato di essere solo “uno degli imputati dei nostri giorni”, spiegando che le accuse nei suoi confronti sono politiche ma che, in ogni caso, il PSD perderà le elezioni del 2004”. Insomma, nulla di spettacolare. Il giorno successivo è arrivato un comunicato stampa in cui il tono era già diverso: “A seguito della comunicazione da parte della PNA dell’atto di accusa, ho constatato che ci si continua a basare sugli stessi falsi documenti di cui sono venuto a conoscenza durante la mia audizione da parte della Commissione a Palazzo Cotroceni. È increscioso che un’istituzione dello stato come la Procura Nazionale Anticorruzione sia utilizzata nella lotta politica dai signori Ion Iliescu e Adrian Nastase. L’atto di accusa della PNA nei miei confronti non serve altro che a nascondere le frodi patrocinate dal PSD tra il 1993 e il 1996, periodo in cui la gestione della flotta romena è appartenuta a questa formazione politica tramite i suoi rappresentanti nell’Associazione Generale degli Azionisti, nel Consiglio di Amministrazione e nel Fondo delle Proprietà dello Stato, istituzione responsabile della privatizzazione della compagnia dei trasporti marittimi. Sono convinto che questa messinscena sia generata dagli interessi politici del PSD.” Né il presidente, né il premier hanno risposto a queste prime contraccuse. Il PSD, infatti, si è limitato a replicare tramite Dan Matei Agathon, che ha spiegato come il problema di Basescu non sia politico ma giudiziario, ricordando che nella stessa vicenda sono sotto accusa anche due ex ministri del partito di governo. Irritato dalla mancata… irritazione degli interessati, Basescu ha rapidamente replicato con una lettera aperta inviata al presidente Iliescu, in cui il capo dello stato è dipinto a fosche tinte ed è accusato per tutti i mali della Romania. Nella missiva, Basescu accusa il presidente di essere pronto a fare di tutto per “perpetuare il proprio potere”. Affermando di averlo provato sulla propria pelle, il primo cittadino di Bucarest dichiara teatralmente: “Io sono un avversario politico intollerante, con cui né lei, né Adrian Nastase potrete negoziare”. “Se non siete riusciti a distruggermi come politico, ora cercate di distruggermi come uomo”, prosegue pateticamente nella lettera il leader del PD, accusando pubblicamente il presidente Iliescu di tollerare la corruzione dei suoi compagni di partito “invischiati nel governo o nelle amministrazione locali come una peste politica che minaccia il paese”.

In fine, siccome nemmeno questa valanga di accuse non ha prodotto l’effetto desiderato da Basescu (il portavoce della Presidenza ha solo annunciato che Iliescu attende delle scuse, visto che alcune delle affermazioni potrebbero rientrare nella dominio giudiziario), il PD è passato all’attacco “all’arma bianca”, proponendo l’avvio della procedura di sospensione dalla sua carica del presidente! Motivo? Un’intervista che il capo dello stato ha concesso, due mesi fa, ad un quotidiano israeliano, in cui avrebbe sostenuto che “in Romania non c’è stato l’olocausto”. Al tempo la dichiarazione sollevò dure reazioni da parte di Israele, tanto da spingere Iliescu a precisare il suo pensiero: quanto capitato agli ebrei in Romania durante l’ultima guerra non può essere comparato con quanto accaduto in Germania e in altri paesi, ragione per cui la nozione di olocausto dovrebbe essere analizzata caso per caso, paese per paese. Il PD ricordandosi dell’episodio (anche se al tempo non reagì in alcun modo, lasciando intendere di essere d’accordo con il capo dello stato ) e, tramite il vicepresidente Emil Boc, ha chiesto la sospensione dalla carica presidenziale di Ion Iliescu, poiché egli avrebbe violato un’ordinanza di governo che prevede per “la negazione pubblica dell’olocausto”… la reclusione.

I calcoli…

… politici di Traian Basescu sono diventati chiari dopo quest’ultima iniziativa. La violenza utilizzata, probabilmente, è dovuta alla constatazione di non essere riuscito a far salire il partito nei sondaggi. Dopo tre anni in cui la sua guerra personale con il PSD ha spinto il PD dal 12-14% delle preferenze degli elettori al 9-10%, Basescu aveva due possibilità: o rinunciare, lasciando ad altri la conduzione del partito, o attaccare con maggiore furia, sperando di impressionare in questo modo l’elettorato. Ha scelto la seconda variante, anche per un altro motivo: in questo periodo il PD sta trattando con il Partito Nazionale Liberale (PNL) per creare un’alleanza elettorale, e Basescu, per negoziare la sua futura posizione politica, ha bisogno di più “chiasso” possibile, anche perché sta trattando con un partito che nei sondaggi vale quasi il doppio del suo. In questa guerra, evidentemente, la verità sta nel mezzo. Anche se il dossier della flotta fosse utilizzato dal PSD per irritare e stressare Basescu, è tuttavia difficile ipotizzare che il partito di Nastase, vigilato dagli sguardi attenti delle istituzioni europee, possa spingersi così in là da osare una frode giudiziaria per sbarazzarsi di un avversario politico che, alla fin fine, eccettuata Bucarest, non rappresenta un grosso pericolo elettorale. Basescu tutto ciò lo sa e per questo si può concludere che le sue reazioni violente rappresentano solamente un tentativo di guadagnare del capitale politico, piuttosto che la rivolta di un innocente ingiustamente accusato. Del resto, se si considerasse innocente, Basescu non avrebbe di che urlare e attenderebbe tranquillamente lo svolgimento delle indagini e dell’eventuale processo. In fine, c’è da aggiungere che, in molte delle accuse lanciate contro gli attuali governati Basescu ha ragione, soprattutto riguardo alla corruzione. Purtroppo, però, il presidente del PD dovrebbe essere uno degli ultimi ad aprire questo soggetto di discussione, poiché egli è stato uno dei principali dignitari e beneficiari di un regime, quello tra il 1996 e il 2000, comparabile con l’attuale per il grado di corruzione, le ruberie su scala nazionale e il totale disprezzo del pubblico interesse. Bene, se a criticare fossero altri, ma Basescu proprio no.

Paul Musat


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